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La figlia rifiuta di vedere un genitore: rilievo all'ascolto del minore

Cassazione Civile,ordinanza 23 ottobre 2019, n. 27207


L’ascolto del minore è un tema su cui molto si è discusso in passato e che, ancora oggi, è oggetto di numerosi confronti tra avvocati, magistrati e non solo.


La Suprema Corte si è pronunciata di recente rispetto al rilievo della parola del figlio minorenne nei procedimenti contenziosi che vedono protagonisti i genitori.


Il Tribunale di Torino ha affrontato la vicenda, giunta sino all’attenzione del Giudice di legittimità.

Un padre ha più volte adito l’autorità giudiziaria per chiedere, a fronte di apparenti condotte alienanti della madre, la modifica delle condizioni della sentenza di separazione che aveva disposto, tra gli altri, l'affidamento condiviso della figlia, collocata presso la madre e la sospensione degli incontri con l’altro genitore per alcuni mesi.


Il Tribunale di Torino, all’esito dell’istruttoria, rilevava che la minore “soffriva di uno stato di malessere che dipendeva dal fatto di essere stata esposta per anni alla conflittualità tra i genitori; la ragazza viveva con la madre una quotidianità adeguata alla sua età che non intendeva modificare e rifiutava di incrementare gli incontri con il padre per una scelta personale e non perchè plagiata dalla madre, la quale era persona fragile ma comunque idonea a svolgere la funzione genitoriale”.

Il giudice di secondo grado ha confermato l’inopportunità di disporre l'affido esclusivo di E. al padre poiché vi sarebbe stato l’unico effetto di sradicarla dal contesto materno nel quale era cresciuta.


In Cassazione entrambi i motivi di ricorso proposti dal padre sono stati ritenuti infondati.

In primo luogo, poiché le analisi effettuate dalla CTU e le relazioni del Servizio sociale rappresentano che il rifiuto della figlia (diventata maggiorenne nel corso del giudizio) di incontrare il papà era risultato riconducibile alla sua volontà e non ad un plagio della madre.

In secondo luogo, a parere della Corte, non è stato leso il diritto alla bigenitorialità, in quanto era stata rigettata la domanda di affido esclusivo ed era rimasto immutato il vigente regime di affidamento condiviso.


Pertanto, sempre più la giurisprudenza riconosce come la volontà rappresentata dal minore costituisca uno dei fattori di rilievo nelle decisioni che lo riguardano.



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