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  • Avvocato Bruno Voena

Adottabilità non basta il legame affettivo con il genitore ma idonee capacità di cura e accudimento


Il Tribunale per i Minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta dichiarava lo stato di adottabilità di un minore il cui padre aveva commesso reati con violenza e legati allo spaccio di stupefacenti.


La Corte d’Appello di Torino revocava la sentenza di primo grado, disponendo la permanenza del minore presso una famiglia affidataria per il tempo sufficiente a consentire la graduale ricostruzione del rapporto con il genitore.


La Corte di Cassazione, con sentenza 26 giugno 2019, accoglie i motivi di ricorso del tutore del minore, in quanto le mancanze affettive della famiglia di origine sono così gravi da risultare di pregiudizio per il bambino.


In particolare, la Suprema Corte, dapprima, rileva che avrebbe dovuto essere disposta l'audizione della famiglia affidataria che ha accolto il bambino nelle more del giudizio e, poi, ricorda un principio consolidato in giurisprudenza. Ossia che per escludere lo stato di abbandono, il giudice deve accertare la presenza di “capacità di accudire e prendersi cura del figlio o di recuperare siffatte competenze entro tempi compatibili con la necessità del minore di uno stabile contesto familiare, in ragione del rapporto di collaborazione con i Servizi Sociali […] senza, per contro, che il mero positivo riscontro di relazioni affettive tra genitore e figlio possa supplire alla riscontrata incapacità”.


Nel caso in esame, le risultanze processuali e le valutazioni contenute nella consulenza tecnica d’ufficio denotavano nel padre:

  • mancanza di una “progettualità genitoriale”

  • noncuranza dei problemi sanitari del figlio, avente ritardi nel linguaggio e notevoli difficoltà di socializzazione

  • mancanza di collaborazione con gli operatori del Sevizio sociale e con il personale sanitario

  • messa a repentaglio della sicurezza del figlio a causa di un grave episodio in cui l’uomo era stato arrestato dopo essere scappato in auto con il figlio a bordo e sotto gli spari delle forze dell’ordine.


La Corte, quindi, ribadisce che per escludere lo stato di abbandono bisogna accertare la capacità dei genitori di prendersi cura della prole o di recuperare tali competenze entro tempi compatibili con i bisogni del minore.



Cassazione, Sez. I Civile, sentenza 26 giugno 2019, n. 17107

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